Ribolla Gialla e Klimt: l’oro che si beve
Il giallo dorato del Friuli e la foglia d’oro di Vienna: una veste preziosa che custodisce qualcosa di vivo.
Il vino
Venezia Giulia Ribolla Gialla IGP «A Tessa» 2025I Clivi, Corno di Rosazzo
Ribolla Gialla 100%, Friuli Venezia Giulia
L’opera
Il BacioGustav Klimt
1907-1908, olio e foglia d’oro su tela, Belvedere, Vienna
Due modi di fare l’oro
Klimt l’oro lo stendeva sulla tela, in foglie sottilissime. Il Friuli lo mette nel bicchiere: un giallo chiaro e luminoso, che prende la luce da qualsiasi parte arrivi. Un quadro e un vino che sembrano parlare dello stesso metallo, ma in due lingue diverse: una per gli occhi, l’altra per il palato.
E in tutti e due i casi, l’oro è solo la superficie. Sotto c’è altro: un abbraccio, un volto con gli occhi chiusi, oppure una lama di acidità e un finale che sa di sale.
Klimt, la foglia d’oro e un viaggio a Ravenna
Nei primi anni del Novecento Klimt entra in quella che viene chiamata la sua «fase aurea». Figlio di un incisore e orafo, l’oro lo conosceva da sempre come materia di bottega. A trasformarlo in linguaggio furono i mosaici bizantini che vide a Ravenna nel 1903, a San Vitale: superfici che vibrano, figure sospese fuori dal tempo, una sacralità fatta di luce e di ornamento.
Il Bacio, dipinto tra il 1907 e il 1908, è il punto più alto di quel momento. Due figure si abbracciano sull’orlo di un prato fiorito, avvolte in un unico manto d’oro coperto di motivi geometrici e floreali. Tutto è piatto, ornamentale, quasi un tessuto prezioso. Eppure i volti e le mani sono morbidi, intimi, veri. Il segreto del quadro sta qui: una veste di lusso che custodisce un gesto delicatissimo.
Sotto la veste d’oro, un gesto semplice. Sotto il colore dorato, un vino teso e vivo.
Per chi vuole andare più a fondo: l’opera
Lo stile
Due pitture in un solo quadro. Il Bacio tiene insieme due mondi che non dovrebbero stare sulla stessa tela. Da una parte la superficie, piatta come un’icona, dove l’oro non descrive nulla ma risplende e basta. Dall’altra i volti, le mani, i piedi, modellati con la morbidezza di un pittore accademico, con un incarnato che sembra respirare. Klimt non sceglie: lascia che il naturalismo affiori dall’ornamento come un volto da una finestra, e da questo attrito nasce la forza dell’immagine.
La grammatica dell’ornamento. Il manto dell’uomo è scandito da rettangoli neri, bianchi e argentei, rigidi e verticali; la veste della donna da cerchi, spirali e fiori. Molti vi hanno letto una contrapposizione fra principio maschile e femminile, ma prima ancora è una questione di ritmo: le forme squadrate e quelle curve si incastrano, e le due figure si fondono in un’unica sagoma dorata, compatta come un gioiello. Il fondo, bruno e cosparso di pulviscolo d’oro, toglie ogni profondità: la coppia non sta in uno spazio, sta in un altrove.
Il quadrato e il bordo. Il formato è perfettamente quadrato, una forma senza direzione che Klimt amava, adatta alla contemplazione più che al racconto. La testa dell’uomo sfiora il margine superiore, quasi tagliata, con un’inquadratura che ricorda le stampe giapponesi; in basso, il prato si interrompe di colpo sotto i piedi della donna. L’equilibrio è sospeso su un bordo, in alto e in basso.
Storia e iconografia
Un successo dopo lo scandalo. Pochi anni prima, i pannelli per i soffitti dell’Università di Vienna erano stati attaccati come immorali. Il Bacio, esposto alla Kunstschau del 1908 con il titolo di Coppia di amanti, fu invece accolto con entusiasmo e acquistato dallo Stato austriaco quando non era ancora del tutto finito. Da allora non ha più lasciato Vienna.
Materiali preziosi. Oltre ai colori a olio, Klimt usò foglia d’oro, argento e platino, con una tecnica che viene più dalle arti applicate e dall’oreficeria che dalla pittura da cavalletto. È il punto d’arrivo dell’ideale della Secessione viennese: abbattere il confine fra arte «alta» e arti decorative.
Chi sono i due amanti? Si è spesso pensato a Klimt stesso e alla compagna Emilie Flöge, ma non ci sono prove. Altri studiosi hanno letto nella scena un mito: Apollo e Dafne, con la ninfa che sta per trasformarsi, o Orfeo ed Euridice, nell’istante prima della perdita. Lo stesso dettaglio del prato che finisce nel vuoto ha alimentato letture più inquiete di quella romantica.
La Ribolla Gialla, un vitigno antico
La Ribolla Gialla è uno dei vitigni più antichi del Friuli, citato nei documenti della regione fin dal Medioevo, e vive a cavallo di un confine: oltre il fiume, nel Collio sloveno, la chiamano Rebula. Il suo carattere è netto: acidità vivace, profumi di agrumi e di fiori bianchi, un finale sapido e asciutto. È un bianco che punta sulla tensione più che sulla morbidezza, sulla linea più che sul volume.
L’indicazione «Venezia Giulia IGP» è la più ampia della zona: lascia al produttore libertà di stile e racconta il vitigno nella sua forma più diretta.
La Ribolla Gialla «A Tessa» 2025 dei Clivi
I Clivi nasce all’inizio degli anni Novanta, quando Ferdinando Zanusso, dopo quarant’anni di lavoro in Africa, compra alcune vecchie vigne abbandonate nella terra della moglie. Con il figlio Mario le recupera una a una, in biologico, con una filosofia semplice: in cantina non si aggiunge e non si toglie nulla, perché il vino deve raccontare il suolo, non la tecnica.
La Ribolla «A Tessa» viene da una vigna esposta a sud sulla collina di Gramogliano, a Corno di Rosazzo, su marne antiche che in Friuli chiamano ponca. Poco più in là scorre lo Judrio, il torrente che dopo il 1866 e fino alla Grande Guerra segnava il confine fra il Regno d’Italia e l’Impero asburgico, l’impero di Klimt. Il vino non vede legno: fermenta da solo, con i lieviti dell’uva, e riposa per mesi in acciaio sulle proprie fecce fini.
Nel bicchiere è un giallo paglierino chiaro e brillante. Al naso è fine e delicato: fiori bianchi, scorza di limone. In bocca è secco, quasi tagliente, con un’acidità di limone maturo che non si ferma, e un finale salato, lungo e sapido. Come il quadro di Klimt, sembra fatto di superficie luminosa, e invece la sua verità sta sotto: in quel sale che resta sulle labbra.
Per chi vuole andare più a fondo: la scheda tecnica
- Vitigno
- Ribolla Gialla 100%
- Vigneto
- Gramogliano, Corno di Rosazzo (Udine), esposizione a sud
- Suolo
- Marne eoceniche (flysch di Cormons, la «ponca»)
- Vendemmia
- Manuale, a inizio ottobre
- Vinificazione
- Grappoli interi pressati senza diraspatura, a bassa pressione (massimo 1,2 bar), solo mosto fiore; decantazione statica per una notte
- Fermentazione
- Spontanea, con lieviti indigeni, fino a meno di 2 g/l di zuccheri residui
- Affinamento
- 6-8 mesi in acciaio sulle fecce fini, tenute in sospensione; niente legno
- Imbottigliamento
- Filtrazione leggera, solfiti molto bassi (circa 3 g/hl)
- Alcol
- 12,5% vol.
- Produzione
- Circa 20.000 bottiglie
Una Ribolla di pressa, non di macerazione. In Friuli e nel Collio sloveno la Ribolla è anche il vitigno simbolo dei grandi bianchi macerati sulle bucce, ambrati e tannici. «A Tessa» va nella direzione opposta: pressatura soffice dei grappoli interi e solo mosto fiore, per un vino chiaro, sottile e verticale, in cui la ponca parla attraverso l’acidità e la sapidità più che attraverso l’estrazione.
Le fecce come risorsa. Tenere il vino a lungo sulle fecce fini, mantenute in sospensione, gli dà più consistenza e lo protegge naturalmente, permettendo di ridurre i solfiti al minimo. Tre grammi per ettolitro sono una quantità molto bassa anche per un vino naturale.
Perché funziona l’abbinamento
I fili che legano il calice alla tela sono tre.
- L’oro Klimt lo applica, il vino lo porta già dentro di sé. Sul quadro l’oro è luce solida, nel bicchiere è luce che scorre, più chiara e più leggera. Alzate il calice controluce e guardate i riflessi: è lo stesso colore, ma in movimento.
- La superficie e ciò che sta sotto Nel Bacio il manto è pieno di ornamenti, ma ciò che commuove è il gesto delle mani e il volto reclinato. Nella Ribolla c’è la stessa struttura: un profumo elegante e delicato, quasi decorativo, e sotto una spina dorsale di acidità e di sale.
- Un confine che unisce Klimt è il pittore di Vienna, capitale dell’Impero asburgico. La vigna di «A Tessa» guarda lo Judrio, il torrente che per mezzo secolo ha diviso l’Italia da quell’impero, e la Ribolla vive da sempre sulle due sponde. Vino e quadro sono due frutti della stessa Mitteleuropa.
Come gustarla davanti all’opera
La tavolozza del vino
Una Ribolla si legge come un mosaico: tessere piccole e chiare, che insieme fanno luce.
Esame visivo
Giallo paglierino chiaro e brillante, limpido, con riflessi luminosi. Il colore di una pressatura soffice, senza macerazione.
Esame olfattivo
Fine e delicato, di intensità discreta. Si apre sui fiori bianchi e sugli agrumi, con un’eleganza che non cerca l’effetto.
Esame gusto-olfattivo
Secco, di corpo snello, con un’acidità viva e persistente. Finale lungo, salato e sapido, molto asciutto.
- Florealefiori bianchi delicati
- Agrumatoscorza di limone, limone maturo
- Minerale e sapidosale, sapidità della marna
Temperatura
Servitela fresca, intorno ai 10-12 °C. Troppo fredda chiude i profumi delicati, troppo calda appanna l’acidità.
Bicchiere
Un calice a tulipano di media grandezza, che concentri i profumi fini di fiori e agrumi.
Il momento
Guardate prima i motivi decorativi del manto, poi i volti. Assaggiate nel mezzo: l’acidità vi farà tornare con l’occhio ai dettagli più piccoli.
Da mangiare
Crudo di pesce, frico leggero, prosciutto di San Daniele, formaggi freschi, verdure e piatti con erbe aromatiche.
E se volete vedere «Il Bacio» dal vivo
Il quadro si trova al Belvedere Superiore di Vienna, nelle sale dedicate a Klimt e alla Vienna del 1900. Prima di partire conviene controllare sul sito del museo orari e allestimenti. E se volete il viaggio inverso, da Vienna a Ravenna, i mosaici di San Vitale che hanno acceso la fase aurea di Klimt sono ancora lì, a raccontare da dove viene tutto quell’oro.
In sintesi
La Ribolla Gialla e il Bacio ci ricordano che l’oro più bello è quello che non nasconde nulla: sotto la superficie scintillante c’è sempre qualcosa di vivo, fragile e vero. Un vino friulano e un quadro viennese, nati ai due lati dello stesso confine, che si incontrano sul colore e restano insieme per il carattere.
Abbinamento: Venezia Giulia Ribolla Gialla IGP «A Tessa» 2025, I Clivi, con Gustav Klimt, Il Bacio (1907-1908).
