Bolgheri Rosso Superiore & Michelangelo

Bolgheri e Michelangelo: il vino scolpito nella pietra

La terra che diventa forma e la forza che si contiene, nel calice e nel marmo.

Il vino

Bolgheri Rosso Superiore DOC «Maestro di Cava» 2020Tenuta Meraviglia, Castagneto Carducci
Cabernet Franc, Bolgheri, Toscana

L’opera

DavidMichelangelo Buonarroti
1501-1504, marmo di Carrara, 517 cm, Galleria dell’Accademia, Firenze

Un vino nato in una cava

Il «maestro di cava» è chi conosce la pietra meglio di chiunque altro: sa dove tagliare, quale blocco scegliere, che cosa può diventare. Basta questo nome per far pensare a Michelangelo, che a Carrara andava di persona a scegliere i suoi marmi. E se c’è un blocco di marmo che ha cambiato la storia dell’arte, è quello da cui nasce il David.

Ma questa volta il nome non è solo una suggestione. La cantina di Tenuta Meraviglia è scavata dentro una vecchia cava di riolite, una roccia vulcanica, che si è lavorata fino agli anni Ottanta. Le vigne crescono su quella stessa pietra, e il vino riposa dove un tempo si tagliavano i blocchi. Il vino e la statua, uno a Bolgheri e l’altra a Firenze, parlano la stessa lingua: quella della pietra.

Michelangelo e il gigante di marmo

Il David nasce da un blocco di marmo di Carrara che per quasi quarant’anni nessuno era riuscito a domare. Nel 1464 lo scultore Agostino di Duccio lo aveva sbozzato e poi abbandonato; nel 1476 l’incarico era passato ad Antonio Rossellino, e anche lui aveva rinunciato. Il blocco, alto e stretto, rimase nel cantiere del Duomo con un soprannome che diceva tutto: «il Gigante».

Il 16 agosto 1501 l’Opera del Duomo lo affidò a un ventiseienne, Michelangelo Buonarroti. Meno di tre anni dopo la statua era finita: alta più di cinque metri, la prima statua colossale dall’antichità. Era destinata ai contrafforti della cattedrale, ma una commissione di cittadini e artisti decise di collocarla davanti a Palazzo Vecchio, in piazza della Signoria, come simbolo della Repubblica fiorentina. Fu inaugurata l’8 settembre 1504.

La novità del David sta nel momento scelto. Donatello e Verrocchio avevano raffigurato il giovane pastore dopo la vittoria su Golia, con la testa del gigante ai piedi. Michelangelo lo mostra un attimo prima: il corpo è calmo, ma le sopracciglia sono aggrottate, lo sguardo è fisso, le vene della mano sono gonfie. Una tensione contenuta, un’energia che non è ancora esplosa.

Una forza che non urla: aspetta, osserva, è pronta.
Per chi vuole andare più a fondo: l’opera

Lo stile

Per forza di levare. Michelangelo distingueva la scultura che si fa «per forza di levare», togliendo materia, da quella che si fa aggiungendo, come la creta. Per lui la figura era già dentro il blocco, e lo scultore doveva solo liberarla. Nel David questo principio è messo alla prova da un blocco già intaccato e troppo stretto: la figura sembra pensata per stare dentro quei limiti, compressa nella profondità, tutta sviluppata in larghezza e in altezza, come se la pietra stessa avesse dettato la posa.

Un contrapposto carico di tensione. Il peso grava sulla gamba destra, la sinistra si scarica in avanti, il bacino e le spalle si inclinano in direzioni opposte. È il contrapposto della statuaria classica, ma Michelangelo lo carica di un’energia nuova: la calma del corpo è smentita dal volto, girato di scatto verso sinistra, dai muscoli del collo tesi, dalla mano che stringe il sasso. Il marmo non rappresenta un’azione, ma l’attimo che la precede, e per questo vibra.

Proporzioni pensate per l’altezza. La testa e le mani sono volutamente più grandi del naturale. La statua era nata per essere vista dal basso, a molti metri d’altezza, e Michelangelo corregge le proporzioni per lo sguardo di chi l’avrebbe osservata da terra. Le mani enormi, in particolare, diventano il centro espressivo della figura: la sinistra che porta la fionda alla spalla, la destra abbandonata lungo il fianco, carica di vene.


Storia e iconografia

Un blocco dalla cava di Fantiscritti. Il marmo veniva dalle cave di Carrara, e la tradizione indica quella di Fantiscritti. Non era un marmo di prima scelta: venato, con qualche difetto, già lavorato da altri. Che proprio da lì sia uscita la statua più celebre del Rinascimento è parte del mito.

La commissione del 1504. Per decidere dove collocare il David, nel gennaio del 1504 si riunì una commissione di una trentina di cittadini e artisti, tra cui Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Cosimo Rosselli. Alcuni proponevano la Loggia dei Lanzi, altri l’ingresso di Palazzo Vecchio. Vinse la seconda ipotesi: la statua prese il posto della Giuditta di Donatello, e in giugno fu trasportata in quattro giorni dal cantiere alla piazza.

Un simbolo politico. Collocato davanti al palazzo del governo, il giovane pastore che sconfigge il gigante diventò l’immagine della Repubblica di Firenze, libera e pronta a difendersi dai nemici esterni e dalla minaccia dei Medici. Nel 1527, durante una rivolta antimedicea, il braccio sinistro fu spezzato in tre parti e poi ricomposto. Nel 1873 la statua fu trasferita alla Galleria dell’Accademia; dal 1910 in piazza c’è una copia.

Bolgheri, il rosso toscano che ha cambiato le regole

Bolgheri è un piccolo territorio della costa toscana, tra le colline e il mar Tirreno, celebre per il lungo viale di cipressi che porta al borgo. Qui, nella seconda metà del Novecento, alcuni produttori hanno piantato vitigni di origine bordolese, come Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc, dando vita ai vini che il mondo ha poi chiamato Super Toscani.

I vini di Bolgheri uniscono frutto scuro e freschezza, struttura e finezza. La vicinanza del mare, le brezze e i suoli molto vari danno loro profumi di frutti neri e di macchia mediterranea, spesso con una nota sapida. La tipologia Superiore è la più ambiziosa della denominazione e richiede un affinamento più lungo, di almeno due anni, di cui almeno uno in legno.

Il Bolgheri Superiore «Maestro di Cava» 2020 di Tenuta Meraviglia

Bottiglia di Bolgheri Superiore Maestro di Cava di Tenuta Meraviglia
Bolgheri Superiore «Maestro di Cava», Tenuta Meraviglia

Tenuta Meraviglia si trova all’estremo sud della denominazione, nel comune di Castagneto Carducci, su un altopiano boscoso a circa centocinquanta metri d’altezza da cui si vedono le isole dell’Arcipelago Toscano. Il nome viene proprio da quella vista. Dal 2016 fa parte del gruppo della famiglia Bulgheroni, e dal 2019 tutte le vigne sono certificate biologiche.

Il cuore della tenuta è la vecchia Cava di Cariola, una cava di riolite abbandonata e trasformata in cantina. La riolite è una roccia di origine vulcanica, la stessa che affiora nei vigneti, ricchi di pietre. Su questi suoli cresce soprattutto il Cabernet Franc, il vitigno del «Maestro di Cava».

Il 2020 a Bolgheri è stata un’annata calda ma regolare, con un’estate asciutta e senza eccessi. Il vino fermenta in modo spontaneo, con i soli lieviti dell’uva, in tini di cemento grezzo, poi matura per circa due anni in grandi botti di rovere francese non tostato: un legno pensato per non coprire, ma per accompagnare.

Nel bicchiere è un rosso rubino intenso. Al naso è pulito ed elegante: frutti rossi e neri maturi, mora, lampone e ribes, poi tabacco, cuoio, liquirizia e un soffio di erbe aromatiche. In bocca è sapido e fresco, con un’acidità vivace, tannini fini e perfettamente integrati e un finale lungo, minerale, con un ritorno di ribes nero. Un rosso costruito come una scultura: tutto al suo posto, niente di superfluo.

Per chi vuole andare più a fondo: la scheda tecnica
Denominazione
Bolgheri Rosso Superiore DOC
Vitigno
Cabernet Franc in purezza secondo il produttore; alcune enoteche indicano per il 2020 un 30% di Cabernet Sauvignon
Vigneto
Circa 150 m s.l.m., esposizione sud-ovest, 5.600 piante per ettaro, allevamento a Guyot
Suolo
Vulcanico, molto pietroso, con le rioliti di San Vincenzo
Fermentazione
Spontanea, con lieviti indigeni, in tini troncoconici di cemento grezzo, fino a 28 °C, con rimontaggi delicati
Affinamento
Circa 24 mesi in botti da 60 hl di rovere francese non tostato, poi in bottiglia
Alcol
13,5-14% vol.
Servizio
16-18 °C
Finestra di beva
Indicativamente fino al 2040

Un Cabernet Franc di pietra. A Bolgheri il Cabernet Franc è spesso un attore di supporto nei tagli bordolesi; qui è il protagonista. Le sue note varietali, il frutto rosso, il tabacco e un leggero tocco vegetale dovuto alle pirazine, trovano nei suoli di riolite una sponda minerale e sapida, più tesa rispetto ai terreni argillosi e sabbiosi del resto della denominazione.

Cemento grezzo e legno grande. Il cemento non vetrificato lascia passare un po’ d’ossigeno e mantiene la temperatura stabile; le botti da 60 ettolitri e il rovere non tostato evitano le note di vaniglia e di tostatura. Tutta la cantina è pensata per sottrarre, non per aggiungere: un principio che Michelangelo avrebbe riconosciuto.

Perché funziona l’abbinamento

Il bicchiere e la statua si incontrano su tre punti.

  • La pietra Michelangelo sceglie il blocco in cava e lo libera togliendo materia. Il «Maestro di Cava» nasce su vigne di riolite e riposa dentro una vecchia cava, e quella pietra la si sente nel bicchiere, come sapidità e tensione. In entrambi i casi la forma viene dalla roccia.
  • La tensione Il David non è rilassato, è concentrato. Il Bolgheri Superiore ha la stessa energia contenuta: una struttura importante tenuta in equilibrio dalla freschezza e da un tannino raffinato.
  • La Toscana Entrambi parlano della stessa regione: una terra di pietra, di cipressi e di luce, dove arte e agricoltura convivono da secoli. Una statua nata a Firenze da un marmo apuano e un vino cresciuto sulla pietra vulcanica vicino al mare: due modi di dire la stessa terra.

Come gustarlo davanti all’opera

La tavolozza del vino

Un Bolgheri si legge come una scultura: girandoci intorno, lato dopo lato.

Esame visivo

Rosso rubino intenso e luminoso, con lievi riflessi granato sull’orlo.

Esame olfattivo

Pulito, elegante e varietale. Il frutto rosso e nero in primo piano, poi le note più scure e balsamiche, su un fondo minerale.

Esame gusto-olfattivo

Secco, sapido e fresco, di corpo pieno. Tannini fini e integrati, acidità vivace, finale lungo e minerale con un ritorno di ribes nero.

  • Fruttatomora, lampone, ribes nero, ciliegia
  • Erbaceo e balsamicoerbe aromatiche, lieve nota vegetale
  • Animale e tostatotabacco, cuoio
  • Speziatoliquirizia, spezie
  • Mineralepietra, sapidità

Temperatura

Servitelo intorno ai 16-18 °C. Troppo caldo appesantisce, troppo freddo irrigidisce i tannini.

Bicchiere e aria

Un calice ampio, da Bordeaux. Apritelo circa un’ora prima, oppure decantatelo, per lasciare al vino il tempo di aprirsi.

Il momento

Guardate il David lentamente, girandogli intorno, partendo dalla testa e scendendo fino ai piedi. Assaggiate un sorso a ogni lato: il vino accompagna la tensione della figura.

Da mangiare

Bistecca di Chianina, tagliata di manzo, agnello arrosto, cinghiale e cacciagione, pecorino toscano stagionato.

E se volete vedere il David dal vivo

L’originale è alla Galleria dell’Accademia di Firenze, nella tribuna costruita apposta alla fine dell’Ottocento, in fondo a una galleria in cui si incontrano i Prigioni, le figure che Michelangelo lasciò incompiute, ancora prigioniere del marmo. In piazza della Signoria, davanti a Palazzo Vecchio, c’è la copia. Prima di partire controllate orari e modalità di accesso sul sito del museo, perché è consigliato prenotare.

In sintesi

Il «Maestro di Cava» e il David ci ricordano che la vera forza è quella che sa contenersi. Un vino nato su una roccia vulcanica e cresciuto in una cava, e una statua liberata da un blocco che nessuno era riuscito a domare: la bellezza di ciò che è pronto, ma non ha ancora bisogno di mostrarlo.

Abbinamento: Bolgheri Rosso Superiore DOC «Maestro di Cava» 2020, Tenuta Meraviglia, con Michelangelo Buonarroti, David (1501-1504).

Scritto da Alessandro Bigozzi
Pubblicato il