Ansonica del Giglio & “La Nascita di Venere” di Botticelli

Ansonica e Botticelli: la grazia che arriva dal mare

Il vento, il sale e un po’ d’oro: un bianco dell’Isola del Giglio e la Venere di Botticelli.

Il vino

Ansonica «Senti Oh!» 2025Fontuccia, Isola del Giglio
Ansonica 100%, Costa Toscana IGT

L’opera

La nascita di VenereSandro Botticelli
1485 circa, tempera su tela, 172,5 × 278,5 cm, Uffizi, Firenze

Un’isola e una conchiglia

Una dea arriva dal mare, in piedi su una conchiglia, spinta da un vento che gonfia i mantelli e disperde le rose. Più a sud, al largo della costa toscana, c’è un’isola di granito battuta dal vento e dal sale, dove da secoli si coltivano viti su piccoli terrazzamenti sospesi sul mare. Se c’è un vino che sa di mare e di vento, è l’Ansonica dell’Isola del Giglio. E se c’è un quadro che parla di mare, di vento e di arrivo, è la Nascita di Venere.

Botticelli e la dea del vento

Sandro Botticelli dipinse la Nascita di Venere intorno al 1485, poco dopo il ritorno da Roma, dove aveva lavorato alla Cappella Sistina. Il quadro mostra Venere, nuda e serena, che approda a Cipro su una grande conchiglia. A sinistra Zefiro, il vento di primavera, la sospinge soffiando, abbracciato a una figura alata, forse la brezza Aura. A destra una fanciulla, probabilmente un’Ora della primavera, corre verso di lei per coprirla con un mantello ricamato di fiori. Intorno, gli aranci, che a Firenze erano anche un emblema dei Medici.

Tutto è sospeso, calmo e luminoso. I contorni sono sottili, i colori chiari e delicati, i capelli della dea sono toccati d’oro vero. Non c’è sforzo nella scena, solo una grazia assoluta, quasi irreale. Il titolo con cui la conosciamo è dell’Ottocento: in realtà Botticelli non dipinge la nascita della dea, ma il suo arrivo, il momento in cui il mare la consegna alla terra.

Una grazia che sembra arrivare da sola, spinta dal vento.
Per chi vuole andare più a fondo: l’opera

Lo stile

Una linea che si fa luce. In Botticelli è il contorno a costruire tutto: una linea sottile, continua, che scorre lungo le figure e le tiene insieme come un filo. Giulio Carlo Argan ha scritto che in questo quadro la linea «si fa luce», e basta seguire i capelli di Venere, le pieghe dei mantelli, le ali dei venti per capirlo: non c’è chiaroscuro che modella, c’è un disegno che vibra e illumina.

Una bellezza che non obbedisce all’anatomia. Le spalle di Venere sono troppo spioventi, il collo è lunghissimo, il braccio sinistro si attacca al corpo in un modo impossibile, il peso poggia su una gamba che non potrebbe reggerlo. Non sono errori: Botticelli rinuncia alla verità anatomica che altri fiorentini stavano conquistando per cercare un’altra verità, quella dell’ideale. La figura non sta in piedi, galleggia.

Un mondo senza profondità. Il mare è increspato da piccoli segni a forma di V, ripetuti come un ornamento; la costa è un profilo, il cielo una superficie chiara. Lo spazio si appiattisce come in un arazzo, e tutta la scena sembra accadere su un unico piano, davanti a noi. È una scelta che allontana il quadro dalla prospettiva rinascimentale e lo avvicina alla poesia: non un luogo, ma una visione.

Una tecnica insolita. È una delle più antiche tele di grandi dimensioni della pittura fiorentina, che all’epoca preferiva la tavola. Botticelli stese una preparazione di gesso tinto d’azzurro e una tempera magra, con leganti animali e vegetali, che dà ai colori la luminosità opaca di un affresco. Sui capelli e su alcuni dettagli brilla l’oro. La riflettografia ha rivelato una prima versione diversa, con la dea più rivolta verso di noi e i capelli raccolti intorno al viso.


Storia e iconografia

Un committente incerto. La prima notizia certa è di Giorgio Vasari, che nel 1550 vide il quadro nella villa medicea di Castello, insieme alla Primavera. Il committente più probabile è Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino del Magnifico, ma i documenti mancano, e oggi si tende a escludere che i due dipinti fossero stati pensati come coppia.

Poeti e filosofi. La scena richiama le Stanze per la giostra di Agnolo Poliziano, che descrivono l’arrivo della dea a Cipro, e ancora prima l’inno omerico ad Afrodite. Gli studiosi l’hanno letta in molti modi: come immagine dell’humanitas nel clima neoplatonico di Marsilio Ficino (Warburg, Gombrich), come amore spirituale (Panofsky), come allegoria dell’anima che rinasce dall’acqua del battesimo (Argan). Cristina Acidini Luchinat ne ha proposto anche una lettura politica, in cui gli aranci indicherebbero proprio la costa toscana.

Modelli antichi. La posa della dea, che si copre con una mano e con i capelli, riprende il tipo classico della Venus pudica, di cui l’esempio più celebre è la Venere de’ Medici. Per i due venti abbracciati è stato proposto un modello antico, la Tazza Farnese, allora nelle collezioni di Lorenzo il Magnifico.

L’Ansonica, il bianco dell’isola

L’Isola del Giglio fa parte dell’Arcipelago Toscano, di fronte alla costa della Maremma. Qui la vite cresce su pendii ripidissimi, sostenuti da muretti a secco, su un suolo di granito, e quasi tutto il lavoro si fa a mano, in quella che viene chiamata viticoltura eroica. L’Ansonica, che gli isolani chiamano Ansonaco, è il vitigno simbolo dell’isola, e per tradizione veniva spesso lasciata a lungo sulle bucce, fino a dare vini dorati e quasi ambrati.

I vini che nascono qui sono bianchi di carattere: colore carico, profumi di frutta gialla, di erbe mediterranee e di macchia, una sapidità che ricorda il mare. In bocca sono pieni e asciutti, con un finale salino e persistente.

«Senti Oh!» 2025 di Fontuccia

Bottiglia di Ansonica «Senti Oh!» di Fontuccia
Ansonica «Senti Oh!», Fontuccia

Dietro Fontuccia ci sono due fratelli, Giovanni e Simone Rossi. Da ragazzi avevano lasciato il Giglio, dove fuori dall’estate non c’era molto da fare; da adulti ci sono tornati per scelta. Nel 2009 hanno cominciato a recuperare vecchie vigne abbandonate, partendo da tremila metri quadrati nella zona di Fontuccia e da una prima annata di appena milleottocento bottiglie. Oggi lavorano circa sette ettari in biologico, sparsi per l’isola, e la cantina sta dentro le mura medievali di Giglio Castello.

«Senti oh!» è un’esclamazione tipica degli isolani, scelta con un sorriso. Ed è un vino diverso dagli altri dell’azienda: mentre le altre etichette vengono da singole vigne, il «Senti Oh!» nasce dall’assemblaggio delle uve di tutti i vigneti, ed è il ritratto dell’isola intera più che di un solo pendio.

Nel bicchiere è un oro carico e luminoso, che si intuisce già attraverso il vetro chiaro della bottiglia. Al naso porta pesca matura, melone profumato, fiori gialli ed erbe della macchia. In bocca è pieno e caldo, con una sapidità marcata e un finale agrumato, lungo, che lascia sulle labbra il sale. Come la Venere di Botticelli, sembra leggero, quasi sospeso; e invece viene da una terra dura, e da un lavoro faticoso.

Per chi vuole andare più a fondo: la scheda tecnica
Denominazione
Costa Toscana IGT
Vitigno
Ansonica 100%
Vigneti
Assemblaggio di tutte le vigne dell’azienda sull’Isola del Giglio, su terrazzamenti antichi
Suolo
Granito, ricco di minerali
Clima
Primavere umide, estati molto asciutte e ventose, poche piogge
Conduzione
Biologica certificata, lavoro interamente a mano
Alcol
14,5% vol. (secondo la scheda di un’enoteca per il 2025)
Enologo
Valentino Ciarla (consulente)
Azienda
Circa 7 ettari, circa 13.000 bottiglie l’anno

Il granito e il vento. Il Giglio è un’isola granitica, una rarità nel panorama viticolo italiano. Il granito si sgretola in un suolo sabbioso, povero e drenante, che costringe le radici a scendere in profondità e dà rese bassissime. Il vento costante asciuga le uve e le protegge dalle malattie, e il mare tutto intorno modera le temperature: è da qui che viene quella sapidità che i degustatori riconoscono nei vini dell’isola.

Un’isola che si rimette in piedi. Per secoli il Giglio è stato quasi interamente coperto di vigne, poi l’abbandono le ha lasciate al bosco e alla macchia. Aziende come Fontuccia stanno recuperando quei terrazzamenti uno a uno, e i risultati si vedono: nel 2025 il Gambero Rosso ha assegnato i Tre Bicchieri al loro Caperrosso 2023, il primo riconoscimento di questo livello per un vino dell’isola. La scheda dell’azienda non indica i dettagli di vinificazione del «Senti Oh!».

Perché funziona l’abbinamento

Il vino e il quadro si incontrano su tre punti.

  • Il mare e il vento Nel quadro Zefiro spinge Venere verso la riva. Al Giglio il vento e il sale modellano le viti e finiscono nel vino, con quella sapidità che sembra portata dalla brezza.
  • L’oro I capelli di Venere sono toccati d’oro vero, e l’Ansonica del Giglio ha un colore carico, luminoso, dorato. Alzate il calice controluce e confrontatelo con la tela: è lo stesso metallo, ma liquido.
  • La grazia che nasconde la fatica Venere sembra arrivare senza sforzo, ma la sua figura è il risultato di un disegno corretto e ricorretto. Allo stesso modo un bianco luminoso e sapido nasce da terrazzamenti di granito lavorati a mano, a strapiombo sul mare. E, per una coincidenza felice, il vino porta in etichetta proprio la costa toscana che qualcuno ha voluto leggere negli aranci di Botticelli.

Come gustarlo davanti all’opera

La tavolozza del vino

Un’Ansonica del Giglio si legge come la tela di Botticelli: oro, mare e vento.

Esame visivo

Giallo dorato carico e luminoso, limpido. Il colore pieno tipico dell’Ansonica dell’isola.

Esame olfattivo

Ampio e mediterraneo. Frutta gialla matura in primo piano, poi i fiori e le erbe della macchia, con un fondo marino.

Esame gusto-olfattivo

Secco, pieno e caldo. Sapidità marcata, freschezza agrumata, finale lungo e salino.

  • Fruttatopesca matura, melone
  • Agrumatoagrumi, scorza
  • Erbe e macchiaerbe mediterranee, fiori gialli
  • Minerale e sapidosale, granito

Temperatura

Servitelo fresco, intorno ai 10-12 °C. Troppo freddo copre i profumi, troppo caldo appesantisce un vino già ricco.

Bicchiere

Un calice a tulipano ampio: un bianco di questa struttura ha bisogno di spazio per aprirsi.

Il momento

Guardate prima la conchiglia, poi il mantello che il vento solleva. Assaggiate e tornate al quadro: la sapidità vi farà sentire il mare nell’immagine.

Da mangiare

Crudo di pesce, crostacei, spaghetti allo scoglio, frittura di paranza, polpo, pecorino fresco.

E se volete vedere il quadro dal vivo

La Nascita di Venere si trova agli Uffizi di Firenze, nelle sale dedicate a Botticelli, non lontano dalla Primavera. Conviene prenotare in anticipo e controllare orari e aperture sul sito del museo. L’Isola del Giglio si raggiunge in traghetto da Porto Santo Stefano, sull’Argentario; prima di visitare le vigne o la cantina a Giglio Castello, conviene contattare l’azienda.

In sintesi

L’Ansonica del Giglio e Botticelli ci ricordano che la leggerezza più bella è quella che porta con sé il mare e il vento. Un bianco nato su un’isola di granito e una dea che arriva su una conchiglia: due immagini di grazia che si lasciano guardare, e bere, con calma.

Abbinamento: Ansonica «Senti Oh!» 2025, Fontuccia, con Sandro Botticelli, La nascita di Venere (1485 circa).

Scritto da Alessandro Bigozzi
Pubblicato il